venerdì 27 aprile 2018

Le capacità numeriche degli animali - da "Noi e i numeri" di Luisa Girelli

Nel precedente commento su "Noi e i numeri" di Luisa Girelli avevamo visto come in alcune culture il sistema di numerazione, “oltre a mani e piedi, include anche parti e organi genitali, squisitamente maschili”.

Oggi riporto dei risultati sulle capacità numeriche degli animali.

"Dimostrare che gli animali percepiscono l’equivalenza numerica fra tre banane, tre persone e tre suoni, significa davvero dimostrare che essi possiedono il concetto del numero tre? In fondo, cogliere tale equivalenza potrebbe riflettere soltanto la capacità di riconoscere la numerosità tre come una proprietà comune a più oggetti, così come il colore giallo accomuna le banane, le piume di un canarino e i fiori di genziana. In questo senso i numeri non sono altro che una categoria che, come i colori o la forma, permette di classificare gli oggetti intorno a noi in base a una proprietà, nello specifico la loro numerosità. Possedere il concetto di numero significa, però, non solo riconoscere che tre banane e tre suoni hanno la stessa numerosità, ma che se mangio una banana me ne rimangono due, e che se ho quattro cuccioli da sfamare devo cercarne altre due o dividerne ciascuna a metà per darne un pezzo uguale a ognuno. In altre parole, possedere il concetto di numero significa non solo rappresentarsi delle numerosità ma cogliere la relazione ordinale tra i diversi numeri e, eventualmente, svolgere operazioni con essi."

"Alla luce di questi dati sembra quindi lecito riconoscere agli animali la capacità di discriminare tra numerosità diverse siano esse rappresentate da punti colorati, suoni o movimenti. Ma oltre a percepire la differenza tra due e tre punti, essi sono in grado di riconoscere l’equivalenza tra due suoni e due punti? O, in altre parole, gli animali possiedono una rappresentazione della numerosità veramente astratta e quindi svincolata dal tipo di stimolo e dalla modalità sensoriale con cui l’hanno percepito? Ecco come due ricercatori americani, Russell Church e Warren Meck, hanno provato a rispondere a questa domanda. Essi hanno dapprima addestrato i ratti a premere la leva A in risposta a due flash luminosi e la leva B in risposta a 4 flash luminosi. In seguito hanno semplicemente variato la natura degli stimoli, non più luminosi ma uditivi, inducendo a rispondere rispettivamente con la leva A alla presentazione di due suoni e con la leva B alla presentazione di 4 suoni. Il modo per verificare se il comportamento dei ratti fosse guidato da una rappresentazione numerica astratta era osservare cosa avrebbero fatto se due suoni e due flash luminosi fossero stati presentati simultaneamente. Ognuno di questi stimoli era stato precedentemente associato alla pressione della leva A, ma se fossero stati percepiti come un insieme di 4 eventi indipendentemente dalla loro natura, i ratti avrebbero potuto rispondere con la pressione della leva B. E questo è esattamente ciò che Church e Meck hanno osservato: gli animali generalizzavano la loro esperienza a una situazione nuova, dimostrando di comportarsi sulla base di indizi propriamente numerici e di natura astratta, 2 suoni + 2 flash luminosi = 4 eventi!"


Noi e i numeri di Luisa Girelli

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