lunedì 2 luglio 2012

Viaggio pitagorico: Sibari e Civita

Martedì 5 giugno

Oggi il nostro viaggio pitagorico ci conduce a Sibari: la storica rivale di Crotone. Le due città si contendevano il controllo della fertile piana e la contesa vide infine la prevalsa di Crotone. Sibari fu infatti distrutta da un esercito di crotonesi comandato da Milone, il campione olimpico pitagorico.

Partiamo la mattina con la visita allo scavo di Sibari. Il signore dello scavo si offre come guida e ci dice che la quasi totalità di ciò che vediamo appartiene in realtà alla colonia romana di Copia. Sul sito di Sibari coesistono infatti tre città: l'antica colonia achea di Sibari fondata verso il 720 a.C. e distrutta dai crotonesi nel 510 a.C., la colonia panellenica di Thurii fondata nel 444 a.C. e infine Copia, fondata dai romani intorno al 193 a.C.

Da notare le svastiche orientate in senso antiorario nel mosaico della casa romana.
Lo scavo che vediamo è grande e il signore ci spiega che i lavori sono resi molto difficili a causa della profondità dei sedimenti (6-7 metri di ex terreno acquitrinoso) e dalla presenza di una falda affiorante. Le pompe per il drenaggio circondano infatti tutto lo scavo. Ma molto più grande è la superficie dell'antica Sibari. Il signore ci dice che diversi carotaggi hanno mostrato un'estensione fino a circa un chilometro oltre la porta che vedete nella foto di sinistra. Porta che si trova al confine est dello scavo.
Dopo gli scavi visitiamo il Museo Archeologico Nazionale della Sibaritide.
Sulla sinistra aryballoi corinzi con schiera di opliti (primo quarto del VI sec. a.C.).

Strumenti di un chirurgo di epoca romana I sec. d.C.

Lasciata Sibari ci dirigiamo verso l'interno e raggiungiamo Civita,

uno dei comuni Arbresh d'Italia. Civita non ha nulla a che fare con Pitagora, ma un amico originario dei dintorni mi consiglia di visitarla e non posso dire dire che aveva torto.
Il quadro della foto lo troviamo nel ristorante Kamastra sulla piazza del Municipio, dove consumiamo un pranzo arbresh niente male.


Molte insegne sono bilingue.
Dopo una girovagata per le vie del paese
decidiamo di scendere verso il Ponte del Diavolo che delimita la fine delle Gole del Raganello. Dopo un po' di tentennamenti, e ipotesi su faticose risalite dei tornantini a stomaco pieno, decidiamo di scendere con un mezzo.
I paesaggi sono molto belli

e Zucchero avvista persino delle capre selvatiche sulle pareti. Io invece di selvatico vedo solo alcuni olivi.
Dopo la risalita motorizzata degli strettissimi tornanti e l'acquisto di qualche prodotto gastronomico locale ci rimettiamo in auto per proseguire il nostro viaggio sulle orme di Pitagora e raggiungere la terza tappa: Metaponto, la città che diede i natali a Ippaso e che vide spegnersi il maestro dopo aver trascorso in esilio gli ultimi giorni della sua vita.

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