“Il punto di partenza di Sinatra, come di molti altri cantanti di quella prima generazione a cui dobbiamo riferire l’invenzione della musica pop, sono i grandi tenori operistici come Caruso. Il mondo del canto americano era pervaso da questa tradizione belcantistica. E Sinatra, e un po’ prima Bing Crosby, si inseriscono proprio in quest’area: attuando una mediazione apparentemente impossibile ma invece molto ben riuscita riescono a fondere lo stile tradizionale del bel canto operistico con la vocalità della musica afro americana – blues e jazz. Coniugando questi due generi, apparentemente molto diversi, attraverso l’innovazione tecnologica del microfono riescono a creare il nuovo stile degli inizi della musica pop“.
giovedì 12 settembre 2024
sabato 31 agosto 2024
Archita, Platone, Eudosso e la duplicazione del cubo - prima parte
«Comunque», fece Platone voltandosi verso Eudosso e interrompendo quel flusso di pensieri, «parlavo dell’importanza della matematica. Durante questo soggiorno a Taranto, vivendo a stretto contatto con voi e immergendomi negli insegnamenti della scuola pitagorica di Archita, mi sono convinto che la natura stessa del numero e degli enti geometrici è un faro che illumina la strada della comprensione della realtà. Numeri e figure geometriche esistono nel mondo delle idee, mentre nel mondo reale vediamo solo la proiezione delle loro ombre. Ma, numeri ed enti geometrici non sono meno reali di ciò che vediamo e tocchiamo. Anzi, sono sempre più convinto che la vera realtà risieda proprio nel mondo delle idee, quella che si può vedere solo con l’occhio della ragione, come sostenevano anche Parmenide e Zenone».
Eudosso lo guardava vagamente confuso. Frattanto avevano raggiunto l’avvallamento che precedeva la lieve salita verso la penisoletta dell’acropoli. Alcuni uomini stavano trasportando un’imbarcazione leggera da una sponda all’altra della penisola.
«Tuttavia…», Platone sembrava cercare le parole giuste, «abbiamo appena parlato degli aspetti teorici dei numeri e della geometria, ma per quelli più… pratici. Mi riferisco ai calcoli, ai metodi di manipolazione geometrica, alle tecniche di dimostrazione», Eudosso lo fissava dubbioso.
«Ecco, per quegli aspetti… credo che sarebbe opportuno…», il maestro parlava con frammentata cautela, stentando ad arrivare alla conclusione. Forse era ancora in dubbio. Non sarebbe stato più saggio parlarne con Archita? Ma forse non voleva rivelare così apertamente la sua ignoranza proprio al maestro. «Penso che le tue competenze mi sarebbero molto utili». Gli occhi del giovane s’illuminarono. «Vorrei dunque proporti una serie di incontri per discutere di quei temi».
«Ma sì, certo!». Eudosso faticava a trattenere l’entusiasmo. «Anzi, possiamo cominciare subito. Sono a vostra completa disposizione».
«Ah, conosco bene la duplicazione del cubo», replicò subito il giovane. «Il maestro Archita ha preteso che la studiassimo a fondo. Anche perché… la vera soluzione è sua. Quella di Ippocrate è insufficiente perché semplifica il problema ma non lo risolve», sentenziò sistemandosi il chitone sulle spalle. Era un gesto tipico di Archita che il giovane aveva fatto suo. Lo usava, più o meno inconsapevolmente, quando si atteggiava a maestro. «Allora, il problema della duplicazione del cubo», proseguì, «è nato da una richiesta del dio Apollo. La città di Delo era stata colpita dalla peste e i suoi abitanti si radunarono a pregare intorno all’altare a lui dedicato per chiedere di esserne liberati. Attraverso il suo oracolo il dio disse che avrebbe sconfitto la peste se loro avessero raddoppiato l’altare. E, stupidamente,…»
«…loro raddoppiarono il lato dell’altare esistente, che era di forma cubica, ottenendo un altare otto volte più grande», lo interruppe Platone. «Sì, lo sappiamo».
«Ehm…», fece Eudosso. «Sì, lo si sa», ripeté un po’ frustrato. «Dicevo quindi che la soluzione di Ippocrate è insufficiente perché non fa altro che ridurre un problema di geometria dei cubi a un problema di geometria dei triangoli ma il calcolo rimane insolubile. Invece il mio maestro Archita ha trovato la soluzione concreta e non solo teorica, come quella di Ippocrate», sorrise riprendendosi dalla frustrazione.
«E… quale sarebbe questa soluzione concreta?», chiese Platone con circospezione.
Continua su Archita, Platone, Eudosso e la duplicazione del cubo - seconda parte
domenica 2 giugno 2024
Maieutica e duplicazione del quadrato - terza parte
Continua da Pitagora e dintorni: Maieutica e duplicazione del quadrato - seconda parte
«Allora», riprese
Teeteto, «proviamo a disegnare daccapo questi quattro quadrati», disse mentre
tracciava una copia semplificata del precedente schema. «E ora aggiungiamo quattro
linee da angolo ad angolo di ognuno dei quattro quadrati piccoli».
«Adesso dimmi: queste quattro linee non tagliano in due ognuna di queste quattro aree?».
«Sì, mi sembra che le tagliano in due».
«E questi quattro
lati uguali che figura formano?», chiese Teeteto mentre muoveva il bastoncino
circolarmente lungo il perimetro della nuova figura interna.
«Non capisco la
domanda, signore».
«Non si chiama
quadrato la figura con quattro lati uguali?».
«Certo, signore».
«Quanto è grande,
allora, l’area di questo quadrato interno?».
«Non lo so», scosse
la testa Menone.
«Rifletti», lo
spronò Teeteto. «Non abbiamo detto che ogni linea ha diviso a metà questi
quattro quadrati piccoli?».
«Sì».
«Ricordi quanto
misurava l’area di quei quadrati piccoli, che poi erano una copia del quadrato
iniziale?».
«Quattro piedi,
signore».
«Quanto
misureranno, dunque, quelle metà?».
«Due piedi».
«E quante di queste
metà riempiono l’interno di questo nuovo quadrato obliquo?».
«Quattro, signore».
«L’area di quel
quadrato non misurerà allora quattro volte due piedi?».
«Certo… otto piedi…
ma allora è questo!», gridò Menone dopo averci pensato un istante. «È questo il
quadrato di area doppia che cercavamo!», esultò guardando gioioso Teeteto ed
Eudosso.
Come uno specchio
deformante, il volto di Teeteto trasformò il sorriso d’entusiasmo in un ghigno
di rivalsa e lo proiettò verso Eudosso.
«Sapresti indicarmi
qual è il lato di quel quadrato?», intervenne Platone.
«Questo, signore»,
rispose Menone avvicinando il dito a una delle quattro linee oblique.
«Cioè la linea tesa da angolo ad angolo dell’area di quattro piedi?».
«Sì, quella».
«Sappi che quella
linea si chiama diagonale del quadrato. Dunque abbiamo appurato che la
diagonale di un quadrato genera un quadrato di area doppia rispetto al quadrato
iniziale, giusto?».
«Giusto».
«Ora dimmi se non abbiamo
assistito a un prodigio», chiese Platone rivolgendosi a Eudosso. «Trovi che
qualche opinione espressa da Menone non fosse sua?».
«No», rispose
Eudosso, «ma…».
«Ma?», replicò
Teeteto con un tono di sfida.
«Sei stato tu a
tracciare le diagonali. Lui, da solo, non ci sarebbe mai arrivato».
«Questa è l'arte
della maieutica!», sentenziò Platone. «Prevede la presenza di una guida. O,
come preferiva dire Socrate, di una levatrice che agevoli la rinascita delle
idee che giacciono dormienti nel profondo dell’anima. L’anima è immortale e
rinasce più volte. E nel suo lungo ciclo di reincarnazioni ha già visto tutto,
sia nel mondo dei vivi sia nell’Ade. E non c’è niente che essa non abbia già
imparato. Non dovremmo dunque meravigliarci se è capace di ricordare ciò che
già sapeva».
Eudosso contemplava il maestro. Ora la sua barba era quasi totalmente
imbiancata dai fiocchi di neve che cadevano più intensi. «Il metodo di Socrate
prevede domande e risposte tra maestro e allievo, e procede per eliminazione
delle risposte contraddittorie o irragionevoli. E può far anche emergere
l’infondatezza di verità che diamo per scontate, declassificandole al loro vero
ruolo di opinioni. È così che l'allievo viene indotto ad accorgersi della
propria ignoranza e a discernere le verità dalle false presunzioni».
«Sì, ma le
diagonali…», ribadì Eudosso con gli occhi che tradivano un barlume di
incertezza.
«Il suggerimento di
Teeteto sulle diagonali rientra perfettamente nel metodo della maieutica»,
dichiarò Platone apodittico.
Il giovane tacque.
Osservò un nuovo scambio di sguardi tra Platone e Teeteto. Si rese conto che
non era più il caso di insistere su quella linea.
«Ho capito», disse
infine abbassando la testa.
«Bene», disse il
maestro scrollandosi un po’ di neve dalla barba. «Credo che sia arrivato il
momento di rientrare a casa».
In quel momento Eudosso non immaginava quanto quella conversazione avrebbe influenzato il suo futuro.
domenica 28 aprile 2024
Maieutica e duplicazione del quadrato - seconda parte
...«E ora sta’ a vedere come ricorderà le cose che deve ricordare», disse Teeteto in tono di sfida. «Dimmi, Menone», riprese, «tu dici che dal lato doppio si genera l’area doppia, ma avere il lato doppio non significa che raddoppiamo solo uno dei quattro lati, significa che li raddoppiamo tutti e quattro, perché la figura risultante dovrà essere ancora un quadrato. Pensaci bene, a tuo parere, l’area di otto piedi risulterà dal lato di quattro piedi?».
«A me…», rispose Menone dopo qualche istante «sembra così», concluse sempre più intimorito mentre Eudosso reprimeva una risata sotto lo sguardo severo di Platone.
«Allora», fece Teeteto paziente aspirando profondamente, «aggiungiamo una linea della stessa lunghezza del lato a partire da qui», continuò mentre tracciava la linea a partire da un vertice del quadrato.
«Che lunghezza avrà la linea risultante formata dalle due linee?»
«Beh, il doppio»
«Bravo», disse Teeteto. Un lieve sorriso allentò un po’ di tensione dal volto di Menone. «Dunque è dal quadrato che ha questa linea per lato che tu pensi risulterà l’area di otto piedi?», chiese Teeteto muovendo il bastoncino lungo il lato raddoppiato.
«A me… pare così», confermò il ragazzo di nuovo titubante.
L’occhiata preventiva di Platone frenò ogni possibile espressione di Eudosso.
«Tracciamo dunque quattro lati uguali a partire dal lato raddoppiato», disse Teeteto disegnando il quadrato di lato quattro piedi.
«Sì, lo vedo».
«Dunque l’area totale non è il quadruplo di quella iniziale?».
«Sicuramente!».
«Ma prima avevi detto che quest’area era il suo doppio. Allora il doppio è uguale al quadruplo?».
«No, per Zeus! Mi sbagliavo», si affrettò a dire Menone. «È il quadruplo non il doppio». Il volto di Eudosso si contrasse.
«Quindi abbiamo appurato che dal lato doppio risulta un’area non doppia ma quadrupla», sottolineò Teeteto lanciando uno ghigno verso Eudosso.
«È vero!», ammise il ragazzo rincuorato.
«E quattro volte quattro fa sedici, no?», continuò Teeteto.
«Sì».
«Ma allora, da quale lato risulta, invece, un’area di otto piedi?» Menone lo guardava pensoso. «Non risulterà da un lato maggiore di questo e da un lato minore di quest’altro?», chiese Teeteto passando il bastoncino sul lato di due piedi e poi su quello di quattro.
«Beh… mi sembra di sì».
«E quindi non è vero che l’area di otto piedi dovrà essere compresa tra queste due aree?», incalzò Teeteto muovendo il bastoncino sul primo quadrato piccolo e poi su quello grande.
«Certo che è vero!», rispose convinto il ragazzo.
«Prova, allora, a dire quanto potrebbe essere lungo il lato di quel quadrato», lo sollecitò.
«Uhm», fece Menone. «Forse tre piedi?».
Eudosso scosse la testa. “Non troverà mai la risposta giusta “, pensò. Ma, visto l’atteggiamento del maestro, si guardò bene dall’esprimere quel pensiero.
«Allora», sospirò Teeteto. «Se quel lato fosse di tre piedi, lo costruiremmo aggiungendo un piede al lato di due piedi, giusto?».
«Giusto».
Teeteto tracciò una linea più marcata lunga tre piedi, scrisse un tre e costruì il corrispondente quadrato.
Teeteto lanciò un nuovo sorrisino in direzione di Eudosso.
«Ma quanto misura allora questo maledetto lato!», starnazzò Eudosso spazientito.
«Non lo so, per Zeus! Non lo so!», fece Menone sconfortato. «Fa freddo! Lasciatemi tornare al lavoro».
«Calma, non scoraggiarti», disse Teeteto mentre Platone rimproverava nuovamente Eudosso.
«Vedi Eudosso», aggiunse poi Platone, «quanto stiamo osservando è un percorso in cui il giovane Menone acquista man mano la consapevolezza di ciò che crede di sapere e ciò che crede di non sapere e, al contempo, si riconnette con i suoi ricordi». La neve ricominciò a scendere rada dal cielo e qualche fiocco si posò sulla barba del maestro amplificandone le striature bianche.
«Uhm», muggì l’allievo.
«Non credi che abbia fatto progressi nel passare tra il pensare di sapere quale sia la lunghezza del lato di un quadrato di otto piedi di area ed essere consapevole di non saperlo?».
«Sì», ammise Eudosso.
«Allora», riprese Teeteto, «proviamo a disegnare daccapo questi quattro quadrati», disse mentre tracciava una copia semplificata del precedente schema. «E ora aggiungiamo quattro linee da angolo ad angolo di ognuno dei quattro quadrati piccoli».





